Comune di Peschici

Storia del comune

GLI UOMINI VENUTI DAL MARE

Agli albori del Mille le attività svolte dai monaci benedettini di Santa Maria di Calena, fondata nel IX sec. d.C., segnarone un momento storico e sociale fondamentale per la vita e per l’economia del territorio, devastato dalle continue scorribande dei pirati.
Gli Schiavoni, capeggiati da Sueripolo e mandati da Ottone I a liberare il Gargano, nel 970 riuscirono a scacciare definitivamente i saraceni e sulle rovine di un “casale distrutto” fondarono “Pesclizo”. È certa l’esistenza fin dal VII sec. d.C. di una via marittima slava (avaro-sklavena)dalla Dalmazia al Gargano, esistente ancora nel X sec. d.C.. Un documento che attesta la presenza della comunità slava sul nostro territorio risale al 1023 e testimonia la donazione da parte di Leone di Siponto della chiesa abbandonata di S.M. di Calena al Monastero di Tremiti. Si constata che i nomi dei personaggi citati nella “charta donationis” sono sicuramente slavi: Stane, Gypto, Malexha, Benckanego, Nescedragi, Lastaka, Milstrimiro, Gaidavito, Negazzai, Vittigrado e Striadrago. Il nome stesso di Peschici è molto probabilmente di origine slava e sembra riferito al suolo sabbioso.
La comunità slava inserendosi in un declino e complesso sistema sociale riuscì comunque ad intrattenere buoni rapporti sia con la popolazione locale che con i benedettini: i rogiti e gli atti di donazione ne sono una testimonianza.
Un Atto di donazione del 1053 rogato da slavi dimoranti “intus castello Pesclizzo” riprovano quanto detto (.. “ Tripone, figlio di Stefanicelco, Giorgio , figlio di Michali e Taccamiro, figlio di Trepazzo, donano al monastero di Santa Maria di Tremiti, per redenzione della loro anima e di quella dei loro genitori, una serie di beni, concentrati nei pressi della chiesa medesima, da essi stessi costruita nella contigua piana detta Calenella minore, ad ovest diPeschici”).
Nel 1154 Peschici è sotto la contea di Lesina. Mentre da un rogito stilato per mano del notaio Mandizio, a Peschici, nel 1175 dal Conte Goffredo de Ollia di Lesina si apprende che fra i numerosi beni donati al Monastero di Tremiti, esiste nel territorio di Peschici una chiesa di S.Martino con vaste proprietà. Nell’anno successivo Peschici si ritrova menzionata nel datario della regina Giovanna figlia di Enrico II d’Inghilterra, la quale andava sposa a Guglielmo II, re di Sicilia e dell’Italia meridionale.
Il Castello racchiuso tra le mura del recinto baronale testimonia frammenti di vita medievale, quando i contadini erano tenuti a versare decime e tributi ai monasteri e signorotti, quando la vita era concentrata in angusti spazi, occupati dalla chiesa, dalla piazza e da modesti fabbricati. Il castello subì interventi consistenti, se non il completo rifacimento intorno al 1240; dallo “ Statutum de Riparacione castrorum” troviamo che esso doveva essere riparato dagli uomini del luogo più quelli di Gianneto, Montenegro, Rodi Garganico e da quelli di Bosco di Sfilze. Gli abitanti di Peschici per questa ragione vennero esclusi dalla ricostruzione dell’inponente rocca di Monte S. Angelo che mobilitò l’intera comunità garganica. Il casale trasformato dai secoli porta il segno della sua antica cultura, determinato dalle condizioni orografiche, per cui sono evidente le case cresciute gradualmente, seguendo il dirupo e le mura. Il meccanismo di formazione e sviluppo è basato sull’integrazione di percorsi campestri irregolari e sulla realizzazione contemporanea si strade e case con vicoli e scalini che scendono verso il mare. Incastonata fra le mura del recinto baronale, la chiesetta di San Michele vanta un’origine antichissima, un documento del 1176 la contempla tra i beni dell’Abbazia di Calena . Si apprende inoltre che nel territorio di “ Pesclice” vi era la chiesa di S.Barbara con il suo casale, la Chiesa di S.Nicolai, dei SS. Cosma e Damiano, di S.Vito, di S. Stefano, di S.Martino con il porto e il faro del mare di Calenella…. E nel castello di Peschici la Chiesa di S.Pietro. Le antiche mura rinfirzate da torrette semicircolari sono strettamente addossati al tessuto urbano da cui spiccano le difese della Porta del Ponte e la Porta di Basso. Il Campanile della Chiesa Matrice o “cellam Sancti Pietri” (come risulta dai registri delle decime sipontine) si erge fra mura e porte , vigilato da gendarmi perché c’era nel castello la Tesoreria del Regno di Napoli sotto il Principe d’Ischitella.
La Porta del Ponte anch’essa vigilata si apriva all’alba e si chiudeva al tramonto con una porticina manovrata da una ruota, su un ponte levatoio con sottostante fossato. I cittadini potevano uscire per andare a lavorare, ma dovevano ritornare prima dell’inbrunire, differentemente si correva il rischio di restare fuori o fruire della taverna ove pernottavano mulattieri e forestieri.

IL PORTO , IL FARO E L'ARSENALE
 

Sotto la dominazione sveva, Peschici vive un periodoi turbolento a causa delle continue controversie tra il Papa e Federico II… “ 25 galeee veneziane mandate da Papa Guglielmo IX contro dodici galee sveve dello scomunicato Federico prendono Bestice (Peschici) e Bestie (Vieste), Federico recatosi poi sulle marine garganiche farà ricostruire le fortificazioni dei centri e armerà le sue navi facendo attenzione a non danneggiare i propri interessi econimici, perciò si preoccupò di raccomandare al Protontino di Siponto l’esenzione del servizio sulle galeee per gli addetti alla produzione del sale “ut non cogat ire in galea illos de Syponto, qui faciunt salem” un genere di monopolio molto lucroso per l’inperatore. Questi, inoltre ordinò di sostituire gli uomini esentati di Siponto di Peschici e di Salpi con altri…”
Un’ intensa attività cantieristica è accertata per Peschici a cominciare dalla seconda metà del XIII secolo. Sotto gli Angioini nel 1267 Peschici è tra i comuni del Gargano, con Rodi e Cagnano, fedeli al re Carlo, al tempo della venuta di Corradino di Svevia.
Nel 1270 i legami dei suoi boschi servirono ad approntare macchine da guerra e nel 1271 le travi da trasportare a Manfredonia venbnero utilizzate per l’assedio di Lucera. È noto che gli abitanti di Peschici vennero esentati dall’obbligo di andare a scavare fossati per l’assedio di Lucera, dato che contribuivano già all’armamento delle galee e alla sicurezza dei traffici nelle acque antistanti il Gargano. Dagli ordini di pagamento del fodro per l’esercito si ricava che Peschici produceva vino e legnami è inportava invece cereali e legumi. Testimonianza di una certa vitalità del porto è la frequenza con cui viene nominata in numerosi documenti trascritti nei registri della cancelleria Angioina. Il porto di Peschici e quello di Manfredonia erano gli unici, in questo periodo, adibiti per l’inbarco del legname diretto in Francia. Nel 1272 Crlo II D’Angiò donò al figlio il principato di Salerno è l’Honor di Monte S.Angelo che comprendeva Peschici … “da cui ricavava una rendita di 100 once oro” . Nel 1276 un notaio, Roberto, originario di Peschici era tra coloro che avevano ottenuto l’appalto per la costruzione di dieci teride del valor di 90 once d’oro ciascuna è aveva stipulato la relativa convenzione cmpleta di armamento, vele e ancore, per conto della Regia Curia.
La società era costituita anche da personaggi di Peschici e Vieste, con a capo un Nicola de Galiano originario di Barletta. Costui si assicurò preventivamente, mediante il mastrogiurato di Peschici, che fossero procurati alloggi adeguati “domos competentes” a lui e ai suoi “magistri” impegnati nei lavori; chiese inoltre che questi alloggi si trovassero “in suburbio eiusdem terre Pesquicii”, evidentemente in una zona più vicina alla marina e all’arsenale, è che per il fitto non si aumentassero, data l’occasione, i prezzi “ad illam pensionem quam consuevit “… e per questo di acquistare in franchigia tutto ciò che gli occorreva ( canapa, pece, stoppa, tessuto per le vele) a patto che il lavoro venisse eseguito dettagliatamente secondo le norme prescritte. Prende parte, con Bari, Monopoli, Trani, Vieste e Ortona alla flotta pugliese e all’assedio di Almissa, città della costa Dalmata.
Nel 1290 il cantiere navale di Peschici assicurò la costruzione di galee e galeoni, affidata a società composte da inprenditori , tra cui si annovera un Angelo de Pesquicio, secretus Capitanate e magister portulanus, ma forse anche mutuator; un miles Sadelgardo e un giudice Gadalajto, expensor per conto del Re nella costruzione delle navi. In questi stessi anni si provvide alla costruzione di un faro lungo la costa, per difendere il territorio dalla minaccia di flotte navali bizantine. La presenza di uno scalo marittimo a Peschici è ancora confermata in un documento del 1469, nel quale, a proposito di alcuni beni appartenenti all’Abbazia Di Calena, dipendenza di quella più inportante di Tremiti, si parla di una “terra, ubi dicitur al pede de la costa de S. Joanni intus la via publica che va da Calena al porto di Peschici, intus la vigna grande de la detta ecclesia che sta adcanto al dito monasterio…”
Dal XIV sec. d.C. come porto, Peschici, compare in quasi tutte le carte nautiche (in una del 1379come Bistize,in una del 1450 come Peschece e in una del 1570 per la prima volta come Peschici). Tra il 1300 e il 1400 una serie di provvedimenti riguardanti l’agricoltura e l’allevamento testimoniano l’attenzione dei re Ruggiero, Guglielmo e Alfonso in favore del monastero di Calena e degli abitanti di Peschici… ”uomini e donne di qualsiasi dominio e signoria liberamente possono andare a macinare i loro grani ai mulini e ai trappeti di Santa Maria di Calena..”
Fu feudo dei Conti Gravina nell’anno 1320 e dei Regina. Alla fine del 1400 si assiste ad una forte ondata migratoria di Schiavoni, Dalmati, Croati e Montenegrini che si stabilirono a Peschici. Nel 1401 Peschici fu assegnata al re Ladislao di Durazzo. Nel 1537 i monaci di Calena furono in contrastocon i signorotti del luogo i quali pretendevano lauti compensi per il pascolo degli animali del Monastero. Il documento che riporta questa lunga e dibattutta controversia fornisce uno spaccato di vita sociale puntando l’attenzione sul ruolo del “baglivo”, del “vassallo” e delle “gabelle”. Nel 1570 è signore di Peschiza don Ferrante di Sangro, a cui subentra nel 1571 don Bernardino Turbolo che aveva comprato il feudo per 54042 ducati. I Turbolo, feudatari di Peschici e di Ischitella risiedevano nel castello di Peschici. Essi con i signori di altri centri garganici nella prima metà del 1600 intensificarono la lotta contro i saraceni, che avevano assalito l’abbazia di Calena e il piccolo convento di S. Francesco